Carceri piene, giustizia vuota

Perché il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, è in carcere? Perché da due giorni, e non prima oppure dopo? Perché Orsi è detenuto se ancora non è giudicato in primo grado? Per rispondere a queste e altre domande occorre compiere uno sforzo preliminare, ovvero far tacere il circo mediatico-giudiziario, e poi rileggere l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio. Sicuramente Orsi non è in carcere per aver pagato tangenti alla Lega nord o ad altri cittadini italiani, né perché “era prassi pagare mazzette”, né perché Orsi aveva costituito una “ragnatela” che andava “dalla Lega alla magistratura”.
13 FEB 13
Ultimo aggiornamento: 22:33 | 10 AGO 20
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Perché il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, è in carcere? Perché da due giorni, e non prima oppure dopo? Perché Orsi è detenuto se ancora non è giudicato in primo grado? Per rispondere a queste e altre domande occorre compiere uno sforzo preliminare, ovvero far tacere (mentalmente, si intende) il circo mediatico-giudiziario, e poi rileggere l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Busto Arsizio. Sicuramente Orsi non è in carcere – questo lo scriviamo a uso di chi ieri si fosse limitato a una lettura rapida di titoli e sommari dei principali giornali italiani – per aver pagato tangenti alla Lega nord o ad altri cittadini italiani, né perché “era prassi pagare mazzette” (Repubblica), né perché Orsi aveva costituito una “ragnatela” che andava “dalla Lega alla magistratura” (Corriere della Sera). Mancando il pericolo di fuga, la custodia cautelare in carcere è stata motivata con il duplice rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Sul primo punto, i giudici riferiscono di telefonate, di cui non sono fornite intercettazioni, partite da ambienti vicini a Orsi e destinate a utenze riconducibili ad ambienti del Consiglio superiore della magistratura (Csm) per esercitare pressioni e spostare il pm Eugenio Fusco. Il rischio inquinamento sarebbe dovuto anche a una campagna mediatica stabilita dallo stesso Orsi (provata dalle rimostranze rivolte al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, editore del Sole 24 Ore, e dalla predisposizione di pagamenti per una società di comunicazione). Che poi Fusco sia rimasto al suo posto o che il Sole 24 Ore abbia chiesto le dimissioni di Orsi, questo pare non abbia importanza. Quanto alla reiterazione del reato, infine, si parla di “pratica tangentizia” che per l’indagato è diventata una “filosofia aziendale”. Eppure s’indaga ancora su un singolo caso di corruzione (per l’appalto indiano), mentre tale “filosofia aziendale” non è possibile dedurla – come sembrano fare i magistrati – dall’indecisione di Orsi sulla formula “tangenti mai” da utilizzare o meno in un’intervista.
Al di là di come finirà il processo per corruzione internazionale, dunque, al momento è legittimo chiedersi se la custodia cautelare in carcere sia stata utilizzata davvero, in questo caso, come “extrema ratio” per interrompere condotte criminose, come vuole il diritto. (Magari, si fa per dire, sarebbe stato sufficiente interdire Orsi dalla sua attività imprenditoriale). D’altronde a certi abusi sembriamo assuefatti: siamo pur sempre nel paese in cui il 40 per cento dei detenuti è ancora in attesa di giudizio definitivo, con una media Ue del 25 per cento. Orsi e Finmeccanica non c’entrano più: è in nome di migliaia di detenuti ignoti che questa giustizia va riformata.